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Le cure invisibili: il nuovo progetto Essity dedicato al personale RSA

Essity presenta il progetto Le cure invisibili, un’indagine qualitativa e documentaristica che esplora il concetto di ‘cura’ all’interno delle RSA italiane. L’iniziativa nasce per ringraziare il personale delle RSA che in questi mesi difficili è sempre stato in prima linea nel prendersi cura dei propri ospiti.

Per mostrare l’anima più vera ed intima di queste strutture, tra le categorie più colpite dall’emergenza sanitaria coronavirus, Essity scende in campo per supportare l’intera rete delle RSA e dare un’immagine alternativa a quella a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi. In particolare, il progetto dà un volto e una voce alle tante relazioni che animano questi luoghi di cura, dove la vita continua; dove si piange e si ride, si mangia insieme, si balla, ci si tiene compagnia, si trovano nuove amicizie e si riscoprono vecchie passioni, ma soprattutto si viene assistiti con premura, ascoltati e accuditi con un’attenzione speciale, stimolati e intrattenuti come persone, prima ancora che come anziani non autosufficienti.

Il progetto ha previsto una prima fase di audit e una seconda fase di reportage focalizzato sulle strutture di Figline Valdarno (Firenze), Eremo (Mantova), e Treviso. Il risultato è un racconto fatto di pensieri, parole e immagini che mette insieme i molti significati del mondo della cura, al centro della quale troviamo le relazioni: la materia invisibile che tiene in piedi ogni esistenza, anche la più fragile. Relazioni intese come rapporti tra ospiti e le famiglie e tra gli operatori stessi. Cura dell’anima e relazioni sono dunque il filo continuo e invisibile che unisce tutti.

“Abbiamo pensato fosse importante supportare e ringraziare in qualche modo tutto il personale RSA che, nonostante la terribile emergenza sanitaria, ha continuato a prendersi cura degli ospiti, che sono molto più che pazienti” – commenta Massimo Minaudo, Amministratore Delegato Essity Italy SpA. “Il progetto vuole rendere loro omaggio, ma altresì restituire alla comunità un racconto alternativo a quello visto finora, capace di mostrare cosa significa prendersi cura di qualcuno ogni giorno, e come la relazione operatore-ospite sia alla base del concetto di “cura” all’interno di una RSA, anzi come sia essa stessa una cura”.

Dalle immagini e dalle storie raccolte emerge infatti chiaramente la vicinanza, l’affetto, l’empatia e le cure che il personale delle RSA dedica agli ospiti, molto più che pazienti. “Ci affezioniamo molto e abbiamo un ritorno di affetto incredibile” – Eddi Frezza, Direttore Istituto Bon Bozzolla di Farra di Soligo.

“Le nostre vite vanno avanti con loro” – Cristian, animatore, ASP Martelli, Figline Valdarno.

Un legame autentico e saldo che si fa decisivo nei momenti di crisi, come la recente emergenza sanitaria di cui siamo stati tutti testimoni. Residenti e operatori hanno vissuto insieme questo momento complicato, come la vera famiglia che di fatto sono. Un lavoro di cuore che ha trasmesso sicurezza e serenità ai residenti e ai loro familiari. “Siete stati bravi”. Insieme adesso ne stanno uscendo.

“Ricordo un particolare aneddoto durante i primi incontri con i familiari post-covid. Eravamo al cancello d’entrata della struttura. Una signora dopo aver salutato e chiacchierato con i familiari in visita, si gira verso di me e mi dice: grazie, adesso torniamo a casa” – Deborah, educatrice presso la Residenza Emanuele Tapparelli d’Azzelio di Saluzzo.

Storie di straordinaria normalità in luoghi che immaginiamo pieni di vite ferme ma che invece sono comunità di vita, dove si sta bene. Luoghi che rivelano nuovi intrecci di amicizia e d’amore, forme di socialità ritrovata, tanta serenità e benessere psico-fisico, svago e una qualità della vita che dà spazio ai piccoli desideri, soddisfa grandi bisogni, dà continuità alle biografie di ognuno e punta alla realizzazione personale.

“Ogni giorno qui è un giorno speciale” – Cristian, animatore, ASP Martelli, Figline Valdarno.

“Cura è interessamento solerte e premuroso” – Massimo, infermiere, Pensionato Don Orione, Corvino San Quirico.

“Questa è la loro casa. Noi siamo gli ospiti” – Alessandrina, animatrice, APSP Civica, Trento.

“Cura è esserci con le emozioni” – Laura, coordinatrice servizi ISRAA Treviso.

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