Gli anziani fragili raccontati attraverso il Progetto Integr-aree

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Sono passati due anni dall’inizio del Progetto sperimentale Integr-aree. Ora, terminato il percorso, tutte gli interlocutori coinvolti si sono ritrovati il 16 dicembre scorso in diretta streaming per condividere con 200 addetti ai lavori, e non solo, la loro storia, il loro vissuto, la loro esperienza. Ma facciamo un passo indietro: il progetto è nato nel 2018 con l’obiettivo di considerare sia le necessità di cura delle patologie, sia le condizioni socio-relazionali e del contesto sociale ed ambientale degli anziani fragili.

Fondazione Comunitaria del Lecchese Onlus, insieme a L’Arcobaleno Società Cooperativa Sociale, Ufficio dei Piani, Ambito distrettuale di Bellano, Ambito distrettuale di Lecco, Sineresi Società Cooperativa Sociale, Agenzia di Tutela della Salute – ATS Brianza, Azienda Socio Sanitaria Territoriale – ASST di Lecco, Federfarma Lecco, API Lecco, con la partecipazione di altri 6 partner locali, sono gli attori che hanno reso possibile questo progetto innovativo in Valsassina e in nove Comuni afferenti al Polo Brianza Ovest. La connessione e la collaborazione tra le diverse reti di servizi ha consentito una risposta sanitaria organizzata e interessata a connettersi con il territorio e l’ambito sociale di riferimento.

L’iniziativa è nata per aiutare gli anziani fragili a prendersi cura di sé stessi, è importante ricordare che al centro di tutto ciò si trova la persona come soggetto di cura e non come oggetto.  In territori come questi, accomunati da un’alta densità di popolazione anziana rispetto alla bassa densità abitativa, in particolare per la Valsassina, sono molti gli anziani in difficoltà, soli, privi di sostegno, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche sociale. Integr-aree è venuto alla luce proprio per colmare questo gap, per creare un ponte necessario a riempire le lacune, per aiutare gli anziani a vivere autonomamente presso il proprio domicilio il più a lungo possibile e prevenire o ritardarne l’istituzionalizzazione. Integr-aree diventa così un nuovo modello assistenziale innovativo per migliorare la qualità di vita dei cittadini, delle famiglie e delle comunità, l’accessibilità alle cure e la migliore allocazione delle risorse.

La parola d’ordine non è più “curare”, ma “prendersi cura”. Tradotto, significa prendere in carico l’anziano con i suoi bisogni sociali e sanitari, formulando progetti individuali che considerino sia le necessità di cura delle patologie, sia le condizioni socio-relazionali e del contesto sociale ed ambientale con focus rivolto al sostegno delle funzioni complesse della vita, al supporto ad una corretta aderenza ad eventuali terapie o cure e un aiuto quotidiano emotivo-relazionale e materiale per le funzioni semplici.

Ed è in questo contesto che entra in gioco una figura fondamentale, poco conosciuta ai più: l’Infermiera di Comunità, un ruolo infermieristico con una funzione “tramite” tra l’area sociale e sanitaria strettamente connessa con gli operatori del territorio, in grado di rilevare i bisogni degli anziani, di effettuare il monitoraggio delle condizioni di salute, di dedicarsi ad attività di nursing con il supporto, l’indirizzo e la supervisione dei Medici di Medicina Generale responsabili del piano di cura dell’anziano. Si tratta di un’assistenza globale, continuativa, proattiva e di prossimità volta al pieno sostegno degli anziani. Un ruolo “amico” che, nonostante la differenza d’età, viene spesso visto dai pazienti proprio come qualcuno su cui poter contare, una persona di fiducia.

L’infermiera di comunità e l’integrazione delle cure attraverso la collaborazione con il Medico di medicina generale rappresentano così un nodo focale per l’assistenza territoriale. Intercettare, prevenire, monitorare e prendersi carico dei bisogni di salute, con particolare riferimento all’ambito delle fragilità/cronicità, assumono una logica multidimensionale.

Durante il Convegno è emerso come non solo le persone, ma anche determinati luoghi possano essere in grado di fornire un supporto preziosissimo in ambito socio sanitario. È il caso degli Spazi di Prevenzione e Salute: punti informativi di accoglienza e di promozione della salute, sperimentati sul territorio del Polo Brianza Ovest, quali punti di primo contatto e orientamento da inserire, auspicabilmente, nella rete d’offerta socio-sanitaria per il futuro. Tali Spazi non si occupano di attività considerate ambulatoriali, ma hanno una funzione di ascolto e supporto relazionale, sono centri di informazione e orientamento ai Servizi sociali, per la divulgazione di materiale informativo su patologie specifiche, oltre che luoghi atti a mantenere rapporti stretti con i Medici di medicina generale e i servizi sociali di base in aiuto alla comunità.

Al termine dell’incontro, tutti i rappresentanti dei diversi Enti coinvolti hanno espresso all’unanimità la volontà di proseguire su questa strada, attraverso un percorso che trova le sue fondamenta nelle cure al cittadino.

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